In Cina la passione per il trading su criptovalute è ancora forte

Il giornale cinese Shanghai Securities Times alla fine di agosto ha riportato una notizia secondo la quale le autorità di Pechino avrebbero dato un altro giro di vite all’attività di trading sulle criptovalute bloccando ben 124 crypto exchange offshore, ovvero piattaforme registrate fuori dai confini cinesi ma in grado di fornire online il servizio di trading agli investitori.

Nonostante il Governo centrale di Pechino ha infatti imposto da settembre 2017 una stretta su tutte le piattaforme locali, i cinesi non sembrano essersi fatti scoraggiare continuando a ricercare soluzioni che permettessero di svolgere l’attività di trading sulle criptovalute, un fenomeno che in paesi come Giappone, Cina e Corea del Sud continua ad avere un buon seguito.

Gli exchange cinesi di fronte ai divieti del 2017 non hanno fatto altro che chiudere l’attività in patria e riaprirla off shore spostando i server al di là del confine e registrando legalmente l’attività nel paese ospitante.

La mossa delle autorità centrali  sembra aver prodotto i risultati sperati con un calo dei volumi di trading del 33% rispetto al 16 agosto.

Rimane comunque sullo sfondo il tentativo del regime cinese di controllare un’attività che indubbiamente ha bruciato molti risparmi privati dopo lo scoppio della bolla speculativa di dicembre 2017, ma difficilmente la realtà consentirà a Pechino di censurare gli accessi. La politica del controllo statale appare poco adeguata al mondo del peer to peer ed ovviamente della blockchain per sua natura globalizzata.

Sembra che i cinesi abbiano una passione particolare per la controversa “tether”, criptovaluta preferita per la minore volatilità rispetto ai bitcoin, ma anche utilizzata per le compravendite online su diversi siti di e-commerce e che tramite una serie di passaggi piuttosto complessi  permette ai trader di riuscire ad arrivare all’obiettivo principale di continuare ad operare con le criptovalute.

Secondo il Shanghai Securities times i regolatori stanno lavorando con coloro che gestiscono i pagamenti online per stoppare tutte quello transazioni che sono sospettate di essere associate con le criptovalute. Tencent e Alibaba si sono già mostrate disponibili a bannare tutti quegli account o transazioni linkati a trade in criptovalute, ma gli esperti rimangono scettici sul fatto che queste particolari transazioni di pagamento possano essere facilmente identificate.

Rimane un dato di fatto che Cina e criptovalute sono legate a doppio filo. Abbiamo messo su uno stesso grafico la borsa cinese e il prezzo di Bitcoin. Appare visivamente immediato come, soprattutto a partire dall’inizio del 2018, le sorti di una sono legate a doppio filo a quelle dell’altra. La linea nera rappresenta l’indice azionario cinese, quella rossa Bitcoin. L’indice azionario è entrato in bear market da qualche settimana (calo superiore al 20% dai massimi) perfettamente in linea con il forte calo registrato dalla criptovaluta durante questo 2018. Ovviamente non ci è dato sapere se e quando questa tendenza cambierà, ma la sensazione che le due variabili continuino ad andare a braccetto è confermata da questo grafico.

Per Bitcoin quindi c’è da sperare che un’inversione di tendenza nei listini cinesi arrivi presto, ma potrebbe valere anche l’opposto ovvero che le azioni cinesi dovrebbero sperare in una ripresa della criptovaluta.

Fonte: https://www.scmp.com/business/companies/article/2163194/despite-tighter-scrutiny-crypto-trading-frenzy-proving-hard-douse

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