Gli indicatori più adoperati nel trading: riferimenti generali

L’analisi di un mercato, un settore, un titolo o qualsivoglia attività finanziaria parte sempre dai prezzi, che rappresentano la risultante dell’incontro tra la domanda e l’offerta. L’analista e il trader cercano di individuare i vari trends in essere sui differenti orizzonti temporali, partendo dal timeframe più lungo (grafici mensili o settimanali), scendendo fino ad orizzonti sempre più brevi (grafici giornalieri, orari, a 15 minuti..), individuando i vari livelli di supporto e resistenza, l’esistenza di figure di continuazione o inversione del trend e patterns particolari sul grafico a candele. Soltanto dopo aver affettuato questa prima necessaria indagine si potranno cercare delle conferme ricorrendo ad altri indicatori. Tra i più adoperati dagli analisti e dagli operatori vi sono l’RSI, lo Stocastico ed il MACD.

Al di là delle differenze, si tratta comunque di indicatori di momentum, che rivelano cioè la forza di un movimento. Se analizziamo un qualsiasi trend rialzista possiamo osservare come ci sono delle fasi in cui i prezzi crescono a tassi crescenti e delle fasi, pur crescenti, nelle quali la rivalutazione avviene a tassi decrescenti. Usando il linguaggio dell’analisi matematica possiamo dire che in entrambe le fasi la derivata prima è positiva (i prezzi salgono), e nella prima fase la derivata seconda è positiva (la dinamica di salita è forte, in accelerazione) mentre nella seconda fase la derivata seconda è negativa (la dinamica è più debole, in decelerazione). Lo stesso discorso si può fare per un trend ribassista. Se i prezzi scendono la derivata prima è sempre negativa, ma la discesa può avvenire in modo veloce, con tassi crescenti oppure con tassi decrescenti, più lentamente.

Volendo fare un’analogia con la fisica, potremo parlare di velocità del mercato come del rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo impiegato a percorrerlo. Anche il mercato è sottoposto ad accelerazioni e decelerazioni, che in termini analitici sono la derivata prima della velocità rispetto al tempo. Un movimento è poi più o meno significativo, a parità di fattori, a seconda dei volumi che lo sostengono. Nello specifico, i volumi moltiplicati per la velocità dei prezzi, ovvero la massa moltiplicata per la velocità – per continuare l’analogia con la fisica – definiscono per l’appunto la quantità di moto, o momentum. Questa lunga premessa è di fatto essenziale per comprendere meglio le dinamiche del mercato.

Peraltro é molto raro che un trend positivo si trasformi immediatamente in un forte trend negativo o viceversa. Quasi sempre ci sono delle avvisaglie, interpretabili come perdita di momentum, ovvero perdita di spinta, di forza. Le variazioni nella dinamica del trend vanno attentamente monitorate perché possono aiutare a comprendere il quadro della situazione. In tale ottica, diversi indicatori come l’RSI, lo Stocastico ed il MACD (specialmente in configurazione 3.10.1),  servono ad analizzare il momentum, la forza della dinamica dei prezzi. Alcuni indicatori sono detti anche oscillatori perché sono costruiti in modo che non possono uscire da due bande (0 e 1, oppure 0 e 100). La parte bassa dell’oscillatore – da 0 fino a 20 o 30 – è la zona detta di ipervenduto, mentre la parte alta dell’oscillatore – da 100 fino a 70 o 80 – è la zona detta di ipercomprato. Quasi sempre l’utilizzo di questa terminologia trae in inganno molti risparmiatori e spesso anche molti addetti ai lavori.

Quando il mercato si muove in una fase di congestiorne laterale, l’operatività usuale è di acquistare nella parte bassa per poi rivendere nella parte più alta. In tale contesto gli oscillatori funzionano molto bene: la zona di ipervenduto segnala livelli di acquisto mentre la zona di ipercomprato segnala livelli di vendita. Tuttavia, quando il mercato è in trend, tale utilizzo degli oscillatori porta in genere a pessimi risultati. Se per esempio, inizia un trend rialzista molto forte, è probabile che gli oscillatori vadano presto in ipercomprato, e spesso si sente dire che sarebbe possibile una correzione per consentire al mercato di scaricare gli oscillatori.

Niente di più falso: la presenza degli oscillatori nella fascia di ipercomprato in un forte trend rialzista è una conferma e non già una smentita della forza del trend. Un segnale preoccupante, invece, è proprio la fuoriuscita dalla zona di ipercomprato, perché potrebbe anticipare una correzione al ribasso. Lo stesso discorso, ovviamente, vale per un trend ribassista. Un altro uso degli oscillatori consiste nell’individuare eventuali divergenze rispetto al trend.

Se, ad esempio, il trend è al rialzo e gli oscillatori stanno uscendo dalla zona di ipercomprato – e quindi sono inclinati negativamente – siamo in presenza di una divergenza ribasssista: il trend sta perdendo momentum, il rischio di correzioni è alto. Se il trend è al ribasso e gli oscillatori stanno uscendo dalla zona di ipervenduto – e quindi sono inclinati positivamente – siamo in presenza di una divergenza rialzista: il trend sta perdendo momentum, forse il movimento al ribasso è in fase di esaurimento. Riassumendo MACD in configurazione 3.10.1, RSI e Stocastico, rappresentano tre validi artifizi matematici per misurare il mercato ma, allo stesso tempo, sono gli indicatori maggiormente utilizzati da coloro che interpretano il profitto come obiettivo reale. Grafico BTCUSD by tradingview

Di Vincenzo Augello