Considerazioni tecniche dei mercati virtuali: lo scalping

Pensiamo a quelle che sono le dinamiche basilari nello scambio criptovalutario : il broker nel momento in cui riceve un ordine dal suo cliente deve cercare sul mercato una controparte che accetti l’operazione proposta; se acquisisce un ordine di vendita deve trovare un compratore, e viceversa, altrimenti sarà costretto a dichiararsi lui stesso controparte dello scambio finanziario. In sintesi l’intermediario è in ogni caso obbligato ad eseguire l’ordine “al meglio”, qualunque sia la sua entità. D’altro canto il profitto del broker affiora proprio dall’esecuzione dell’ordine, infatti lo spread , ovvero il compenso dell’intermediario, emerge nel momento dell’attuazione dell’ordine di scambio tra le parti (compratore e venditore); successivamente , a seconda di quale sarà l’esito della trade, il broker non ne avrà alcun altro vantaggio economico ed al cliente non sarà addebitato alcun altro costo.

A questo punto se il trader decide di monetizzare pochi pips, o decide di uscire dall’operazione perché individua un’inversione della tendenza e vuole consolidare il suo profitto, anche se questo avviene dopo pochissimo tempo, talvolta minuti o addirittura secondi,, l’intermediario non può e non deve sindacare l’operato del cliente che in tal modo si palesa come uno scalper. Lo scalper pertanto è colui che somma una molteplicità di microprofitti in un lasso di tempo brevissimo tra un’operazione e l’altra, allo scopo di realizzare un guadagno più ampio grazie alle reiterazioni degli scambi che esegue in un’unica seduta di trading. In tale contesto, perolopiù vantaggioso, sotto l’aspetto delle probabilità di profitto per il trader,  il broker non può costringere l’investitore a breve termine a mantenere aperta l’operazione sino al punto di far rischiare al cliente di andare in perdita, semplicemente perché l’ordine di chiusura è dato in un frangente di tempo molto ristretto. Nei casi più gravi le società di intermediazione meno serie e fraudolente potrebbero porre in essere delle strategie difensive,  non certo corrette, tramite il requoting e lo slippage.

Ecco dunque un motivo in più per fare molta attenzione quando si sceglie un broker per fare trading, in quanto ancora oggi alcune società di borsa, per fortuna oramai pochissime, penalizzano le strategie scalping dei loro clienti. Di fatto questo tipo di operatività, molto produttiva in genere per i traders, caratterizzata da un tipo di esecutività veloce, potrebbe non essere gradita all’intermediario quando l’ordine che è stato immesso in piattaforma è relativo ad operazioni di grossi volumi. Il motivo sta nel fatto che una cosa è dover cercare una controparte per un operazione di modesta entità, che nella maggior parte dei casi potrà anche essere trattata direttamente dal broker, altro è trovare una controparte, in tempi molto ristretti, per un’operazione di  dimensioni importanti. Alla luce di tutte queste considerazioni, manca in realtà una definizione compiuta di scalping: fa riferimento  ad operazioni di piccolo importo reiterate in un piccolo spazio di tempo e con take profit molto contenuti ? Riguarda operazioni di importo più consistente chiuse però in un breve lasso di tempo ? L’intervallo di tempo così come l’entità della trade, che rappresentano precise variabili dello scalping a quanto ammonterebbero: a pochi secondi, minuti, ore; lotti interi o microlotti ?

Ad esempio se per caso un’ operazione da alcuni lotti interi dovesse portare un profitto di 100 pips in pochi minuti , i brokers meno affidabili potrebbero minare lo scambio con tecniche grossomodo fraudolente come quelle accennate in precedenza ? In verità sarebbe da chiedersi, qualora l’intermediario facesse fatica a coprire le operazioni, se quel broker sia così poco liquido da non essere in grado di gestire gli scambi di tutti i suoi clienti; così come ci dovremmo chiedere se le eventuali riquotazioni e lo slippage sono la normalità e non l’eccezione, nel qual caso starebbero a testimoniare una seria difficoltà del broker di resistere sul mercato . Tutto ciò indirettamente dimostra che all’aumentare delle possibili irregolarità riscontrabili in piattaforma dovrebbe corrispondere l’aumento della diffidenza dell’operatore a continuare il suo rapporto con il broker.

Infatti agli intermediari più solidi viene meno l’interesse a fantomatiche riquotazioni dei valori di borsa e allo slippage, poiché l’unico obiettivo dei brokers più seri e più robusti economicamente è quello di creare reddittività per la propria società d’intermediazione mediante gli spreads pagati dagli investitori e dunque attraverso il numero delle operazioni dei traders. Di riflesso si può affermare che tutti i brokers che nulla temono dallo scalping dei propri clienti dimostrano una affidabilità migliore, la questione quindi non è se sia il caso di fare scalping, o non lo sia, se sia ammesso o meno, ma a quale broker si decide di affidare il proprio capitale da investire. Tornando allo scalping vero è proprio resta la circostanza, niente affatto marginale, che ogni trader deve sapere entrare ed uscire in tempo con assoluta freddezza e lucidità e, se è capace di usare gli strumenti che l’analisi tecnica tradizionale gli mette a disposizione , può riuscirci. Lo scalping per ciò viene confermato dalla maggioranza degli addetti ai lavori come una tecnica di trading che può apportare profitti al portafoglio dei traders più esperti e temprati sotto il profilo psicologico.

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Di Vincenzo Augello