Pantera Capital crea il primo fondo di investimento per le ICO

Pantera Capital è un’azienda fondata nel 2013 ed è stata la prima compagnia di investimento su Bitcoin negli USA. La missione di Pantera Capital è quella di servire da catalizzatore per gli investimenti sulle tecnologie blockchain e sulle relative innovazioni.

Adesso Pantera Capital vuole estendere questi investimenti anche alle ICO (Initial Coin Offering) che permettono di investire su una criptovaluta sin dal momento iniziale e prima della effettiva disponibilità dei token sul mercato degli exchanges.

Perché un fondo solo per le ICO?

Visto il grosso successo delle ICO in questo ultimo anno, l’azienda ha pensato di creare un apposito Hedge Fund, chiamato Pantera ICO Fund LP che intende raccogliere 100 milioni di Dollari da investire appunto nelle future ICO. L’obiettivo è facilmente raggiungibile premesso anche il fatto che 35 milioni sono già stati raccolti grazie agli investitori già clienti di Pantera Capital.

Il mercato delle ICO è in forte espansione e, come possiamo vedere nella figura sottostante, secondo Coindesk si sarebbero raggiunti e sorpassati i $600 milioni di dollari di investimenti in meno di 6 mesi.

Joey Krug si unisce al team di Pantera Capital

 In un lungo post su Medium.com Joey Krug, co-fondatore di Augur, ha annunciato la propria  adesione Pantera Capital, come partner e co-manager proprio del Pantera ICO Fund. Oltre ad essere coinvolto nello sviluppo di Augur, Krug ha partecipato sia come advisor che come angel investor in molti altri progetti che fanno parte dell’ecosistema delle blockchain.

Da questo è partito l’interessamento da parte di Dan Morehead e Paul Veradittakit, rispettivamente CEO e venture investor di Pantera Capital, che hanno così offerto a Krug la possibilità di divenire co-gestore (a tempo pieno) del nuovo hedge fund.

Su che cosa opererà il nuovo Hedge Fund

Secondo una recente intervista Morehead avrebbe dichiarato che il nuovo fondo non è stato concepito per entrare ed uscire frequentemente da nuove posizioni, il che farebbe presumere che una volta trovato l’investimento giusto, ovvero un nuovo progetto da supportare tramite ICO, il fondo dovrebbe mantenere la posizione sul lungo termine pur cercando di preservare i propri profitti se le cose dovessero andare nella direzione sbagliata. Nonostante ciò Morehead ha ribadito che essendo il fondo fatto per investire in tokens, l’obiettivo è quello di vendere i token acquisiti quando hanno raggiunto un valore ragionevole per poi reinvestire i profitti in token più a buon mercato.

In questo tipo di processo l’apporto di Krug potrebbe essere fondamentale. Secondo Krug il fondo investirà in modo preponderante in nuovi protocolli: “I tokens si dividono in 2 categorie: quelli rent-seeking che se li eliminassimo la rete starebbe meglio senza, e quelli non-rent seeking che se venissero tolti la rete non funzionerebbe più. Gli ultimi hanno la più alta probabilità di generare valore a lungo termine.”

Quali conclusioni traiamo dall’ingresso di questo nuovo attore nel mondo delle criptovalute?

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  1. Il fondo avrà l’obiettivo di cercare progetti ed investire nei relativi tokens durante il periodo di ICO: vista l’esperienza, le relazioni e la capacità di investire in questo campo dei soggetti che condurranno il fondo, è molto probabile che questo riesca ad utilizzare le proprie risorse su token che creino ricchezza e quindi sia profittevole nel lungo termine.
  2. Ci sono pochi dubbi anche sul fatto che esso raggiunga l’obiettivo minimo dei 100 milioni di Dollari d’investimento: visto il volume sempre crescente che le ICO stanno attraendo e l’interesse in questo ecosistema, è possibile prevedere che gli investimenti siano sempre maggiori.
  3. L’interrogativo principale si pone sui benefici che possa avere un Hedge Fund (o più HF in futuro) sul mercato delle criptovalute: il fatto che arrivino dei big players può senz’altro dare una grossa spinta alla blockchain, ma al contempo potrebbe mettere nelle mani dei pochi la decisione se supportare o meno un singolo progetto e sfavorire in un certo senso i piccoli investitori.

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