Il debito pubblico

Una panoramica legata al tema del debito pubblico talvolta può migliorare le nostre conoscenze in materia economica e contribuire a sostenerci anche nelle scelte di trading. Il debito pubblico costituisce uno dei fondamentali che più precisamente definisce la situazione finanziaria di uno Stato e quindi anche il sentiment legato alla sua valuta. Nello specifico assume un rilievo assai importante il rapporto debito pubblico e PIL a causa dei suoi effetti sull’economia reale.

Ma andiamo per ordine. Il debito pubblico rappresenta il debito dello Stato verso il settore privato, come famiglie, imprese, banche di credito e la Banca Centrale. Viceversa , il settore privato e la Banca Centrale sono creditori nei confronti dello Stato. In buona sostanza il debito pubblico si forma quando in uno Stato le spese sono superiori alle entrate. Se questo disavanzo non può venire colmato stampando più denaro, allora lo Stato emette titoli, come obbligazioni del tesoro che, messe all’asta, vengono acquistate ad un determinato tasso di interesse annuo.

La formazione del debito pubblico può diventare critica nel momento in cui la spesa pubblica aumenta in modo vertiginoso ed a questa non si lega una crescita delle imposte adeguatamente commisurata. Il disavanzo o deficit pubblico è la differenza negativa nell’anno di pertinenza tra entrate e spese dello Stato. Tuttavia per comprendere meglio il concetto proviamo a fare un esempio. Se in un anno lo Stato incassa 100 e spende 200, la differenza, pari a – 100 è la misura del disavanzo pubblico. Così, supponendo che nell’ anno zero il debito è nullo e nell’anno 1 il disavanzo ammonta a 100, avremo che nell’anno 1 il debito è pari a 100. Di conseguenza se nell’anno 2 il disavanzo pubblico è uguale a 100, il debito pubblico nell’anno 2 è pari a 200.

Di anno in anno dunque il debito pubblico può crescere, arrivando in alcuni casi fino a livelli difficili da rifinanziare. In figura, ad esempio,è misurato il debito pubblico italiano alle ore 12.00 del 13.02.2018. In molte situazioni infatti il deficit pubblico va ad aggiungersi al debito pubblico del periodo antecedente, contribuendo a farlo lievitare. Dal punto di vista tecnico lo Stato può finanziare la spesa dell’anno di pertinenza in due modi: tramite le entrate fiscali o mediante le emissioni di titoli di stato. La prima opzione stabilisce che mediante le entrate fiscali dell’anno in corso lo Stato attui la spesa del periodo. Da ciò ne consegue la possibilità di avere un bilancio in pareggio, poichè ogni anno la differenza tra quello che l’amministrazione pubblica spende e quanto incassa è pari a zero.

Con la seconda opzione, si prevede di finanziare le spese correnti con l’emissione di titoli dello stato, ovvero attraverso un prestito che gli viene concesso dal settore privato e/o dalla Banca Centrale. Lo Stato in concreto può rendersi conto che le entrate fiscali non sono sufficienti a finanziare la spesa corrente e quindi la liquidità di cui necessita se la procura con l’emissione di obbligazioni. Pertanto emettendo titoli pubblici come BTP o BOT lo Stato riesce ad avere gli introiti per rifinanziare il debito pubblico. In tale circostanza lo scarto tra le entrate fiscali e le spese sarà negativo, poiché l’ammontare delle spese supera le entrate fiscali.

Ora, ipotizzando che la tassazione sia pari a zero, con una spesa corrente uguale a 100 finanziata mediante l’emissione di titoli pubblici, la differenza tra entrate fiscali e spesa corrente è pari a -100. In questo caso la liquidità fornita dal prestito del settore privato o dalla Banca Centrale finanzia una spesa pubblica in eccesso rispetto alle entrate fiscali. Nelle circostanze più tipiche, parte della spesa pubblica viene finanziata con le entrate fiscali,  parte  invece con l’emissione di titoli del debito pubblico. Il deficit pubblico si distingue, e può essere calcolato, con o senza la spesa per interessi sui titoli emessi.

Quando si considera la spesa in deficit senza tenere conto degli interessi pagati dallo Stato, il deficit pubblico viene chiamato primario. D’altro canto quando si ascrivono anche gli interessi si parla di deficit pubblico. Gli interessi sui titoli di Stato sono pagati mediante le entrate fiscali oppure attraverso la liquidità ottenuta con l’emissione di nuovi titoli. Il debito pubblico dunque rappresenta una variabile essenziale per comprendere la salute di un Paese e uno dei fattori fondamentali è la sua connessione con il PIL. In effetti, il rapporto debito PIL consente di capire qual è il tasso di produzione di uno Stato e quali invece le sue uscite. Un Paese che ha molte spese, e non riesce a rifinanziare il proprio debito ha dei significativi problemi finanziari.

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Il PIL  mostra in pratica in che tipo di condizioni economiche versa uno Stato e quali sono le sue possibilità di rifinanziare il debito pubblico. In verità il debito pubblico sottolinea quali sono i problemi di un sistema economico, mentre il prodotto interno lordo evidenzia quelle che sono le possibilità del Paese di risolvere le sofferenze economiche. Le due variabili sono poste quasi sempre in relazione e rappresentano indicatori essenziali dell’analisi fondamentale.

Di Vincenzo Augello