Le criptovalute rimbalzano dopo 2 giorni di fuoco

I possessori delle criptovalute, ed in particolare del Bitcoin, non hanno dormito sonni tranquilli in queste ultime due notti. Il Bitcoin ha trascinato al ribasso buona parte delle criptovalute principali in quello che è stato il primo calo importante negli ultimi 3 mesi.

La giornata più rossa è stata quella di Martedì 16 quando il Bitcoin è passato da una quotazione di $14000 ad una chiusura di $11000, toccando anche livelli di poco inferiori ai $10000. Se questa giornata aveva fatto sperare in un rimbalzo successivo, la giornata di ieri ha spaventato ulteriormente gli investitori. Il Bitcoin ha continuato una discesa vorticosa fino ai $9000, facendo segnare un dimezzamento del prezzo rispetto ai massimi di un mese fa. Il prezzo poi è rimbalzato chiudendo sostanzialmente in pari, tornando sui $11000.

La giornata di oggi è quindi la prima, al momento, dove si fa registrare un segno positivo, seppure di appena superiore ad un 10% che non copre certo le perdite di giorni passati.

Le criptovalute secondarie hanno seguito sostanzialmente l’andamento del Bitcoin. Quelle che avevano perso più terreno oggi stanno guadagnando maggiormente, e viceversa, com’è possibile ravvisare in figura:

Nessuno per ora è in grado di stabilire a che cosa sia dovuto il crollo, o meglio, le ragioni potrebbero essere molteplici.

Innanzitutto c’è da tener in considerazione la mossa restrittiva della Corea del Sud che, come vi avevamo riportato nei giorni scorsi, ha annunciato una serie di restrizioni nei confronti degli exchanges di criptovalute. La posizione della Corea sembra adesso essersi ammorbidita, grazie soprattutto ad una petizione contro il ban che avrebbe raggiunto le 200,000 firme. Allo stesso tempo, come riporta Cointelegraph, alcuni ufficiali del governo Coreano sarebbero stati accusati di insider trading, avendo contribuito ad innescare il crollo delle crypto per trarne profitto.

Seguendo l’ondata del ban Sudcoreano altre voci, come quella del Global Market Strategist di JP Morgan Mike Bell, avrebbero contribuito alla sfiducia nei confronti delle criptovalute. Come nel caso del CEO Jamie Dimon, anche Mike Bell ha fatto riferimento ad un possibile ban a livello globale delle criptovalute in quanto non sottoposte a regolamentazione e possibile mezzo per il riciclaggio. Sempre su questa linea d’onda, ovvero di generazione di sfiducia, si può interpretare l’intervista di Warren Buffet, che una settimana fa a CNBC aveva annunciato come, secondo lui, le criptovalute fossero destinate a finire malamente.

Una terza ragione, anch’essa plausibile, riguarda la stagionalità. Come i grafici sottostanti mostrano, il Bitcoin è solito avere un crollo delle quotazioni a metà Gennaio. Questo calo, che si è verificato consecutivamente negli ultimi 4 anni, è stato spesso associato alla corrispondenza del capodanno Cinese.

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Le possibili cause non finiscono qui. Ovviamente ce ne sono altre, altrettanto plausibili, come la coincidenza con la scadenza dei primi contratti Futures, ai pagamenti dei bonus a Wall Street, o il crollo di Bitconnect.

Capiremo solo nei prossimi giorni se il crollo è stato qualcosa di momentaneo, e possibilmente manovrato, o avrà un impatto sul lungo ter