Ripple, la criptovaluta amica delle banche

Frequentando i forum di appassionati di criptovalute, quando si parla di Ripple spesso ci si imbatte in diatribe tra puristi della decentralizzazione che credono che Ripple sia il male assoluto, lo strumento delle banche per distruggere le criptovalute, e chi invece sostiene Ripple e la sua utilità come mezzo per spostare denaro con fee irrisorie. Il motivo di questa contrapposizione è da ricercarsi nella natura di Ripple, diversa come concezione dalle criptovalute più diffuse. Innanzitutto, quando si tratta di Ripple, bisogna differenziare il token Ripple dal Ripple Transaction Protocol, ovvero un modo di spostare valori senza in realtà spostarli fisicamente, messo a punto dall’azienda Ripple Inc.

In realtà, il Ripple Transaction Protocol è una rivisitazione in chiave moderna di quanto veniva già fatto nel millennio scorso più o meno in questo modo: in sostanza, quando due persone dovevano spostare denari da una città ad un’altra, si recavano nelle banche delle due città e queste provvedevano a percepire la somma dal mittente, recapitare la somma al destinatario ma senza spostare fisicamente i denari tra le due città. La fiducia presente tra gli attori della transazione e tra le due banche fanno sì che il trasferimento della somma sia istantanea e sicura. Più di recente, il concetto è stato ripreso da diverse app, ad esempio Transferwise, che permette grazie a questo principio, di movimentare soldi tra diverse nazioni con fee bassissime.

Ripple Inc aiuta le banche a movimentare soldi all’estero, in diverse valute, senza spostarli o convertirli fisicamente grazie al proprio token: nell’ipotesi di dover trasferire 10000 euro in India dall’Italia, la banca italiana chiede alla società partner di Ripple in italia la disponibilità di 10000 euro in Ripple, che vengono ottenuti immediatamente. La banca quindi può spedire i Ripple in India alla banca ricevente, che a sua volta si rivolgerà al partner indiano di Ripple per la conversione in Rupie. I due partner locali di Ripple hanno un debito l’uno verso l’altro, che ripianeranno nel tempo, ma intanto i clienti della banca in pochi minuti si trovano la disponibilià della somma spedita dall’altro capo del mondo.

Per garantire il funzionamento del sistema, Ripple Inc ha emesso 100 miliardi di Ripple, di cui 55 sono “sotto chiave” in un account e verranno rilasciati alle aziende partner che decideranno di comprarli per facilitarne l’adozione nelle istituzioni bancarie. Il fatto che non sia una valuta minabile e che gran parte dei token sia di proprietà di Ripple Inc, rendendola di fatto una valuta non decentralizzata a tutti gli effetti, fa storcere il naso ai puristi delle criptovalute ma il tempo ci dirà se l’azienda sarà stata in grado di coinvolgere sempre più istituti bancari e quindi di rivoluzionare il modo in cui una società sempre più globalizzata spedisce valuta o asset in giro per il mondo.

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