Bitcoin il re degli investimenti per il 2017? C’è chi l’ha superato!

Il 2017 è stato l’anno in cui le criptovalute si sono affermate come forma di investimento alternativo. Il Bitcoin, grazie alla crescita importante della sua valutazione, è stato senza dubbio la valuta più dibattuta ma è stato un anno positivo per molte altre criptovalute.
Analizziamo quindi le 5 più importanti per market cap e ripercorriamo le loro performance nel 2017, supponendo di aver investito 100 dollari in ognuna di queste il 1 gennaio 2017.

BITCOIN
Il primo gennaio 2017 il BTC valeva 1033.79 dollari e, a partire da maggio, all’aumentare dei volumi di scambio si è passati da una quotazione di 1400 dollari ai 4700 del primo di settembre. Da li in poi è stata una volata che ha visto, nel giro di tre mesi, salire a 10.000 dollari, fino a quasi raddoppiare 17 giorni dopo, quando per un bitcoin si sono sfiorati i 20.000 dollari. Da quel momento il prezzo è sceso, tra qualche alto e basso, a 15.000 a fine anno, portando in nostri 100 dollari iniziali a 1450, con un ritorno di 10.4 volte.

RIPPLE
Ripple è la sorpresa dell’anno, tanto da diventare la seconda criptovaluta per market cap, ma anche una tra le più discusse, dato che si tratta sostanzialmente di una cryptovaluta gestita da una società privata, utilizzata da istituzioni finanziarie come Unicredit, UBS e Santander come metodo di conversione di valuta.
100 Dollari ad inizio 2017 equivalevano a 15730 XRP e il primo rialzo significativo del prezzo si è registrato a metà maggio, portando il nostro invesitmento iniziale a 6500 dollari, per una quotazione di 0.41 dollari per Ripple. A metà novembre Santander e American Express hanno annunciato la partnership con l’azienda Ripple, al fine di utilizzare la blockchain come mezzo per velocizzare il pagamento tra valute diverse. Il prezzo poi si è tenuto più o meno costante fino al 12 dicembre, giorno dal quale la quotazione è letteralmente schizzata alle stelle, per finire l’anno a 2.40 dollari per XRP, che avrebbe portato i nostri 100 dollari a diventare 37800. Niente male!

ETHEREUM
Anche per Ethereum è stato un anno da record, anche per merito di… gattini virtuali! Si parte con una quotazione di 10 dollari per Ethereum e nel corso dell’anno si assiste ad un graduale aumento dell’utilizzo degli smart contracts e di conseguenza del prezzo degli Ethereum. A metà anno il prezzo arriva a 400 dollari per rimanere tale fino a dicembre, mese in cui raddoppia di prezzo, mese in cui viene lanciato Cryptokitties, il primo gioco online basato su oggetti collezionabili e smart contracts. Gioco che ha avuto talmente successo da mandare in crisi il network di Ethereum, con le conferme di transazione rallentate e commissioni salite a dismisura.
Investendo 100 euro ad inizio anno, al 31 dicembre ci saremmo trovati 7560 euro.

BITCOIN CASH
Bitcoin Cash è nato il primo agosto, come fork della blockchain del Bitcoin, con lo scopo di velocizzare la conferma delle transizioni incrementando la dimensione dei blocchi ad 8 Megabyte. Dato che gli algoritmi di mining e di calcolo della difficoltà sono gli stessi del Bitcoin originale, ogni qual volta è stato più conveniente minare Bitcoin Cash rispetto ai Bitcoin si è assistito al dirottamento dell’ Hash Power da un ramo della blockchain all’altro con conseguente aumento o diminuzione di valore delle due valute.
A metà dicembre il caso più eclatante dove gran parte dei miner si è spostata sul Bitcoin Cash, mettendo in crisi il network del Bitcoin tradizionale, che ha vissuto giorni di passione con transazioni bloccate in attesa di conferma per giorni e commissioni alle stelle, così come alle stelle è andato il prezzo del Bitcoin Cash, salito fino a 4000 dollari, 8 volte il prezzo di inizio agosto.
Al 31 dicembre il prezzo si assestava sui 2600 dollari, portando i nostri 100 dollari di inizio agosto ad un valore di 520, con un guadagno di 5 volte nel giro di 4 mesi.

CARDANO
Cardano (sigla ADA), con il suo market cap da 18.8 miliardi di dollari a fine 2017, è la quinta cryptocurrency per capitalizzazione e questo risultato è ancora più impressionante se si pensa che è nata ad inizio ottobre dello stesso anno. La caratteristica principale della sua blockchain deriva dal fatto che non si mina nuova valuta tramite la risoluzione di complessi problemi di crittografia (il cosidetto Proof of Work che troviamo nel Bitcoin, ad esempio), ma del Proof of Stake, dove chi è più “ricco” ha più mining power. Questo da un lato permette di superare molti dei limiti delle criptocurrency tradizionali, dispendio energetico e lentezza della rete in primis, e dall’altro scatena l’acquisto di valuta da parte dei miner. Non è un caso che si sia passato dai 2 centesimi di dollari di ottobre ai 71 centesimi di fine 2017: se avessimo investito i nostri 100 dollari ad inizio progetto, ci saremmo trovati a fine anno con 3550 dollari in tasca.

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In generale il 2017 è stato un anno estremamente interessante e proficuo dal punto di vista dell’investimento in criptovalute in generale, con Ripple che può essere considerato, numeri alla mano, il vincitore del 2017.

P.s. i dati sono presi da Coinmarketcap.com