Il Quantitative Easing e le politiche espansive

Il Quantitative Easing è una procedura ed un provvedimento di politica monetaria  il cui significato letterale è quello di alleggerimento quantitativo. Questo termine viene spesso legato al governatore della Banca Centrale di Francoforte, Mario Draghi, tuttavia il Quantitative Easing non viene utilizzato soltanto nel Vecchio Continente essendo stato posto a regime in varie parti del globo compresi gli Stati Uniti.

Tecnicamente l’accezione di Quantitative Easing è quella di politica non convenzionale mediante la quale un Istituto Centrale compra titoli di stato con la finalità di abbassare i tassi di interesse ed incrementare l’offerta di denaro.  Focalizzando ancora di più sull’argomento QE, diciamo pure che la traduzione e la funzione del Quantitative Easing è quella di creare nuova moneta per stimolare l’economia, il QE infatti è una vera e propria forma di politica monetaria. Le politiche monetarie a disposizione dei banchieri centrali possono essere di due tipi: espansive o restrittive; il Quantitative Easing fa parte della prima categoria e viene tradotto come una politica ultra-espansiva.

In pratica con il QE una banca centrale genera moneta a debito e la immette nel sistema finanziario ed economico, con la finalità di condizionare la fiducia degli operatori , promuovendo la liquidità e di conseguenza i prestiti. Come accennato il QE rientra nel gruppo delle politiche monetarie non convenzionali, un alveo che di fatto influenza i mercati finanziari facendo previsioni sul futuro andamento dei tassi di interesse. In effetti, l’alleggerimento quantitativo risponde ad uno schema ben preciso: le banche centrali emettono nuovi titoli che successivamente vengono acquistati dai cittadini, imprese o banche estere. Si viene così a creare nuova moneta che viene impiegata per finanziare nuovi servizi. In sintesi:

  1. La banca centrale emette nuova moneta.
  2. La moneta viene utilizzata dall’Istituto Centrale per l’acquisto di titoli.
  3. Il prezzo dei titoli aumenta, mentre il loro rendimento scende.
  4. L’acquisto dei titoli incrementa la liquidità.
  5. I tassi di interesse sono abbassati.

Pertanto restituendo più moneta e diminuendo il costo dei prestiti, mediante la variazione negativa dei tassi, si prova a stimolare gli investimenti e la ripresa economica.

CON IL QE SI STAMPA NUOVA MONETA ?

L’alleggerimento quantitativo non presume necessariamente la stampa di nuovo denaro da parte della Banca Centrale di riferimento. Oggigiono infatti il denaro nuovo viene immesso nel sistema economico con modalità elettroniche, ciononostante l’iniezione elettronica di moneta viene considerata alla pari di un’operazione di stampa, dato che la base monetaria viene comunque ampliata per far reagire positivamente l’economia.

L’obiettivo delle manovre economiche espansive non è soltanto la creazione di nuova moneta, ma quello di restituire maggiore fiducia agli operatori del mercato. Si tratta in breve di una stimolazione, di una esortazione a far girare di nuovo il sistema economico in modo controllato dalla stessa Banca Centrale che di conseguenza riduce la volatilità sulle piazze finanziarie. Per attuare e mettere in moto il QE  la Banca Centrale indice delle aste di titoli dove essa stessa mirerà ad acquistare quelli al prezzo più conveniente.

Le conseguenze economiche dell’asta risulteranno sia sul conto dello stesso istituto centrale sia sul costo dei prestiti. Sul conto della banca emergerà più denaro disponibile a disposizione di mutui e prestiti che si rifletterà a favore dello stimolo all’economia reale. Sul costo dei prestiti invece la banca compra titoli dallo Stato, la domanda aumenta ed il costo scende, rendendoli più a buon mercato. Peraltro quando una Banca Centrale applica il QE, aumentando l’offerta di denaro, può verificarsi una recrudescenza l’inflattiva. In pratica, l’incremento di moneta sul mercato genera una progressiva svalutazione e di riflesso l’incremento dei prezzi.

L’inflazione d’altra parte non deve essere necessariamente considerata come un effetto negativo in quanto elude i rischi della deflazione, altrettanto pesanti per l’economia di un’area geografica. Da sottolineare inoltre che le banche centrali che applicano il Quantitative Easing sono degli organismi indipendenti che non hanno la capacità di forzare gli istituti bancari periferici a concedere prestiti alle imprese e agli individui, per cui se la nuova moneta non finisce nelle mani dei consumatori l’efficacia del QE viene totalmente svilita.

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Rimanendo nell’ambito degli effetti del QE, c’è per l’appunto da sottolineare la svalutazione consequenziale alla iniezione di nuova valuta in un territorio dato. Infatti più moneta viene inserita in un sistema economico e più il suo valore diminuisce. Ciò può essere considerato un effetto positivo o negativo in base alla situazione ab origine esistente nel sistema economico oggetto della manovra di QE. Di fatto un deprezzamento causato dal QE potrebbe favorire le esportazioni limitando però le importazioni.

In definitiva le reazioni e gli effetti dovuti al Quantitative Easing non sono soltanto negativi; in concreto il nuovo denaro messo in circolazione dalla Banca Centrale quando riesce ad arrivare ai consumatori che lo spendono, l’economia ricomincia a girare e l’obiettivo é finalmente conseguito. Sono in tanti inoltre ad osservare che gli effetti positivi del QE si focalizzino specialmente in ambito finanziario, promuovendo una politica dei tassi d’interesse assai ridotti. In ultimo, in merito alla fine di un programma di Quantitative Easing, almeno sul piano formale, l’obiettivo si intende raggiunto quando l’inflazione è risalita a livelli appena al di sotto o vicini al 2%.

Di Vincenzo Augello