Trading con le criptovalute: gestire stop loss e take profit

La possibilità di aggiungere all’ordine un livello di stop loss dovrebbe essere utilizzata con sagacia. Infatti, l’abitudine tra i traders di posizionare un take profit a + 30 ed uno stop loss a – 10, come tutte le regole presuppone un fondamento ma soffre anche delle eccezioni. Innanzitutto deve essere sottolineato che inserire i livelli di stop non deve assolutamente comportare di abbandonare il controllo della posizione di trading, sia perché il mercato cambia e quello che avevamo individuato con un trend un’ora prima potrebbe essersi nel frattempo modificato. Pertanto se da un lato posizionare i livelli di stop loss consente di dedicarci ad altra attività, non per questo è opportuno rinunciare a controllarne la validità e a modificarli  se necessario o richiesto dalle contingenze del mercato.

Da un punto di vista pratico l’ordine inserito in piattaforma verrà chiuso quando il prezzo stabilito come take profit è battuto in ask per le operazioni long e in bid per le operazioni sell e, di fatto, questa circostanza è assai più rilevante se si opera con cross criptovalutari che hanno spreads molto ampi. Peraltro costituisce fattore statistico che nel posizionare il take profit bisognerebbe considerare che ampi movimenti di mercato non sono poi così frequenti, mentre consuete sono le oscillazioni di trend o addirittura le inversioni di tendenza. Da ciò ne consegue che un take profit a 30 punti potrebbe anche non essere mai raggiunto. La scelta dello stop loss presenta i medesimi problemi: 15 punti possono essere pochi rischiando di chiudere l’operazione in virtù di una momentanea inversione del trend; 50 punti potrebbero risultare così tanti da generare un danno ancora maggiore, a tal punto che può essere preferibile non inserirlo per niente lo stop e decidere autonomamente quando chiudere la trade in perdita, oppure, nonostante la perdita, mantenerla aperta, anche per più sedute confidando in un recupero, se il margine lo consente.

In realtà tutte queste articolazioni del discorso in merito ai livelli di stop loss e take profit fanno riferimento alla logica del money  management  che ogni trader dovrebbe considerare e tener presente valutandola imprescindibile per il proprio trading. In sintesi quello che ne deriva è il concetto  del position sizing ovvero del dimensionamento della posizione, regola che appartiene al money management, e che assume il peso e l’importanza di una strategia di trading vera e propria. La prima regola d’oro del position sizing è quella di non aprire mai una posizione a mercato se non si conosce prima il rischio iniziale a cui ci si espone. Per rischio iniziale si intende il livello di stop prefissato in macchina e dunque l’ammontare della perdita che si è disposti a subire da un’operazione di trading. In quest’ambito lo stop loss è lo strumento di garanzia principale a difesa del capitale versato in piattaforma dal trader, infatti senza un livello di uscita prestabilito si rischierebbe nella maggioranza dei casi di bruciare l’intero capitale di trading.

In sostanza definire il rischio iniziale significa evitare di commettere un errore basilare ed assume la rilevanza di una delle regole fondamentali nella gestione dei capitali. La seconda regola del position sizing è quella di definire stop loss e take profit in funzione del rischio iniziale assunto che per sintesi chiameremo “R”. Ad esempio supponiamo di avere a disposizione un capitale di 10.000 €uro, e di assumere un profilo di rischio cauto pari all’ 1%. Ciò comporta che nella nostra operazione di trading fisseremo lo stop loss a 100 €uro; quindi il nostro rischio iniziale è pari a 100 €uro. In tal modo possiamo declinare i livelli di rischio in base alla variabile “R” per cui 1R = 100 €uro, 2R = 200€uro , ecc.. Pertanto se ad esempio lo stop loss è uguale ad 1R (ovvero 100 Euro) il take profit potrebbe valere 2R ovvero 200 €uro. Quello che conta è che il take profit, cioè il profitto, sia sempre maggiore della perdita prefissata con lo stop.

Quindi che il take profit sia sempre maggiore del rischio iniziale stabilisce la terza regola essenziale. Un’altra maniera per definire quest’ultima regola appena enunciata è  di utilizzare il concetto di rapporto rischio-rendimento che nell’esempio portato ( 100 stop loss e 200 take profit) è pari ad 1:2. La quarta regola del position sizing è quella di limitare le perdite , ovvero di regolarle in modo che lo stop loss sia sempre pari o minore al rischio iniziale cioè R , pari nell’esempio del capitale da 10.000 Euro, all’1% dunque a 100 €uro. Questo sta a significare che in tutte le operazioni che si ordineranno a mercato al massimo si perderanno 100 €uro. Resta tuttavia nodale la regola di money management per cui tutti i profitti siano invece maggiori del rischio iniziale assunto ovvero a 1R ( pari a 100 €uro), con take profit uguale supponiamo a 2R cioè a 200 €uro (seguendo l’esempio del rapporto rendimento di 1:2).

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Infatti un errore comune ai traders neofiti è quello di guadagnare dal singolo trade meno di quanto si è rischiato, mentre al contrario il profitto monetizzato deve essere sempre maggiore del rischio, in questo modo possiamo permetterci di perdere più operazioni di quelle che portiamo a profitto ed avere comunque un rendimento potenziale dalla strategia. In definitiva se immaginiamo che a fine anno abbiamo raggiunto un tasso di vincita del 50% su 100 operazioni, se abbiamo seguito la regola per cui chiudiamo sempre con il profitto maggiore delle perdite, il nostro saldo nel periodo considerato sarà positivo. Quello appena descritto è un modello semplice e fondamentale del position sizing e dunque del money management che evita di bruciare i capitali di trading versati in piattaforma

Di Vincenzo Augello