Si può vivere di trading online?

Le vacanze estive oramai sono per molti traders solo un piacevole ricordo ed in tanti si accingono a riaccendere i propri personal computer per un primo monitoraggio della situazione grafica dei mercati, compresi quelli virtuali. Prescindendo ora da qualunque argomento tecnico che riguarda le transazioni di criptovalute, che saranno ampiamente trattate nel corso delle prossime settimane su valutevirtuali.com, è, prima di tutto opportuno intuire qual’è l’atteggiamento migliore per iniziare o proseguire a scambiare sulle piattaforme di trading.

Il mercato virtuale di fatto è a tutti gi effetti un mercato vero e proprio, e quindi chi lo frequenta è un commerciante. Tuttavia nei vari scambi di opinione ho notato con molti traders che l’equazione mercato=> commercio=>commerciante, è spesso teatro di elaborazioni incoerenti. Iniziamo dunque dal principio di base per cui operare sui mercati virtuali come nel forex significa iniziare  un vera e propria  attività commerciale che non differisce più di tanto da ogni altra attività del genere, se non per piccoli particolari. In entrambi i casi si movimentano capitali più o meno grandi, si investono conoscenze ed esperienze, per cercare di raggiungere dei risultati profittevoli. In economia ottenere dei risultati profittevoli vuol dire che in un periodo  (di solito un anno) il capitale investito ha restituito dei profitti almeno pari a quelli che si potevano ritirare da un qualunque altro tipo di investimento.

Provando adesso a confrontare  la gestione di un’attività commerciale con la gestione del commercio elettronico possiamo facilmente dedurre taluni presupposti di base; infatti gestire un’impresa di trading che abbia come oggetto lo scambio di criptovalute comporta anzitutto di venire in possesso di strumenti tecnologici per operare: piattaforme, computer, linea adsl. In seconda battuta sarà necessario contattare i fornitori, ovvero gli intermediari (brokers) e scegliere quelli che più fanno al caso nostro e che ci offrono condizioni migliori. In seguito diverrà decisivo determinare su quale mercato elettronico fare operazioni e se acquistare poca o molta quantità di criptovalute. Non solo, sarà importante assumere informazioni sugli scambi in questione e sui dati tecnologici afferenti la blockchain o la rete della valuta elettronica in questione.  Sul versante pratico, attenzione dovrebbe essere posta sulle decisioni se ritirare i propri profitti o se utilizzarli, in parte o tutti, per nuovi investimenti o se immettere altro denaro nell’attività.

Essenziale diventa anche decidere cosa fare di un’operazione non profittevole: assumersene la perdita, aspettare tempi migliori, venderne solo una parte sotto costo; infine valutare qual’è il guadagno realizzabile, e quando è opportuno realizzarlo. Fatta questa articolata premessa è possibile notare delle differenze tra il commercio delle criptovalute  e qualsiasi altra attività commerciale ? Ora poiché la risposta a questa domanda è negativa, allora perché bisognerebbe comportarsi in maniera diversa sulle piattaforme di trading online. E’ implicito peraltro che chiunque svolge un’attività, commerciale o professionale, deve dedicarci tempo.

Nessuno terrebbe aperto un negozio solo qualche ora al giorno, qualche giorno al mese, oppure, dopo aver aperto, se ne allontanerebbe, senza controllare gli sviluppi economici della giornata.  Se è vero che nel trading di criptovalute nessuno ci obbliga ad operare tutto il giorno e tutti i giorni, certamente è da escludere che, una volta iniziato ad operare, ovvero quando si è già immesso gli ordini, sia il caso di abbandonare la propria postazione o affidarsi ad automatismi.

Così come nel commercio capita di fare acquisti sbagliati e di prendere decisioni non adeguate, nel trading succede di comprare  lotti di operazioni insostenibili o valute che invece il mercato tende a vendere, fissare livelli di take profit non compatibili con i volumi degli scambi e la velocita del trend. In breve si commettono errori come in tutti gli ambiti dell’esistenza. Nel trading non esiste un rimedio giusto o sbagliato in assoluto; dipende tutto dalla situazione del mercato e dalla struttura economica-finanziaria dell’azienda che si governa con il trading. Nello specifico molto dipenderà dalla dimensione del vostro investimento, per esempio dalla leva e dal margine di cui si dispone.

In sostanza, come nel commercio, anche negli scambi e nella speculazione di criptovalute, solo dopo aver ben appreso le tecniche di gestione aziendale e qualche semplice principio di informatica che sta alla base delle reti virtuali come della blockchain, (utile per la valutazione delle news), si potranno applicare tecniche e strategie operative adeguate. In coda è necessaria una nota sugli aspetti psicologici. Infatti qualunque attività umana è soggetta a fattori psicologici, e due in sintesi sono le tipologie di variabili che possono influire sull’esito di qualsivoglia impresa: fattori esogeni attinenti, ad esempio, alla vita personale e sociale del trader e fattori endogeni, cioè strettamente connessi all’andamento dell’attività.

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In entrambi i casi bisognerà cercare di averne il controllo. In concreto, scelte effettuate sotto il condizionamento di emozioni, sono potenzialmente dannose e solo con il tempo e l’esperienza si impara a gestirle. La conclusione è che un approccio corretto al mercato elettronico delle criptovalute può far diventare questo investimento un’interessante opportunità professionale, con un rendimento compatibile con la misura dell’impegno di capitale e lavoro.

di Vincenzo Augello